“Secondo nome: Huntington”, la fabbricazione digitale al servizio di tutti

Ad oggi, la medicina può contare sul design e sulla tecnologia: la progettazione può mettersi al servizio delle persone in difficoltà e cambiarne la qualità della vita. La stampa 3D e le tecnologie della fabbricazione digitale rappresentano un’ottima risposta alle esigenze di persone affette da patologie specifiche, andando a migliorare le proprie condizioni e pensare la propria vita in maniera diversa.

È con un approccio di questo tipo che ci siamo uniti al progetto  Secondo nome: Huntington, una mostra che si presenta come degna conclusione di diverse iniziative che ci hanno coinvolto insieme ad altri maker e designer, ma anche familiari, biologi e ricercatori.  Siamo stati coinvolti tutti insieme per ragionare, progettare e fare rete, al fine di creare un nuovo punto di vista sulla malattia, distante da tabù, stereotipi e pregiudizi.

La mostra si terrà presso la Triennale Design Museum, con la collaborazione di AICH Milano Onlus e Huntington Onlus; e sarà possibile visitarla dal 29 giugno (giorno dell’inaugurazione) al 30 luglio.

L’huntington e la mostra

Secondo nome: Huntington, perseguendo uno scopo informativo e di sensibilizzazione, contribuisce ad accendere la luce su questa malattia rara per la quale, ancora oggi, non esiste una cura. L’Huntington è una patologia ereditaria degenerativa del Sistema Nervoso Centrale che tendenzialmente colpisce le persone  tra i 30 e i 50 anni, cambiando in maniera sostanziale le abitudini quotidiane. A causa di questa condizione, cambiano le capacità cognitive e l’autonomia, poiché è caratterizzata da movimenti involontari patologici, gravi alterazioni del comportamento e un progressivo deterioramento cognitivo. Il suo impatto è rilevante, infatti in Italia si stima che esistano 150.000 persone colpite direttamente o indirettamente dall’Huntington. La malattia, infatti, non è un fatto individuale: abita il singolo ma diviene tanto rapidamente quanto naturalmente una questione familiare. I pensieri, le aspettative, i sogni di ognuno ne sono inevitabilmente coinvolti, assorbiti, interrogati senza scelta, così come lo spazio, il tempo, la casa.

Design per il medicale, ma soprattutto per le persone

Per la prima volta con questa iniziativa anche il mondo del design è chiamato a raccontare l’Huntington, immaginando prodotti pensati per i malati ma utilizzabili da tutti: in questa ricerca l’utente è stato al centro del processo, sfruttando le buone pratiche dell’user centered design per portare avanti una riflessione progettuale sulla malattia.

Come Fablab abbiamo cercato di dar vita a prodotti unici, veri e propri prototipi, aventi come filo conduttore la bellezza e che rappresentano una connessione reale e unica tra persone, bisogni e idee, in un’ottica di design for all, design for Huntington.

Insieme agli altri designer abbiamo riflettuto sull’Huntington, su implicazioni psicologiche e pratiche del vivere, su una diversità che, con sfumature diverse, ognuno di noi può sperimentare nel corso della vita.

Viene così ribaltata la prospettiva che solitamente sottende l’approccio dei prodotti per disabili: con la mostra nasce un variegato microcosmo di possibilità. Queste ultime sono rivolte all’aumento della qualità della vita dei malati di Huntington e dei loro familiari (solitamente i principali caregiver) tramite una sensibilità progettuale che proponga prodotti funzionali accessibili a tutti, rendendo la quotidianità più semplice e superando la visione convenzionale della disabilità come “qualcosa che va aggiustato”.

Le sezioni di “Secondo Nome: Huntington”

La mostra si articola in due sezioni: una dedicata ai progetti dei vincitori del concorso under35 “…ma così è la vita! Junior design contest”, l’altra ai progetti dei FabLab partecipanti e dei designer, come Alessandro Guerriero, Lorenza Branzi e Nicoletta Morozzi, Lorenzo Damiani e Brian Sironi tra gli altri, chiamati a confrontarsi con la gestualità istintiva dei malati e con la loro forza quotidiana, raccontate in diversi scenari domestici.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *